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Temple Bar... una volta [racconto]

Ultimo Aggiornamento: 15/12/2006 00.00
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Quando Temple Bar era veramente Temple Bar nessuno se ne era accorto. Ci si andava la sera per sentire buona musica, per una pinta o di giorno per acquisti "alternativi & economici". Tutto qui.
Meglio, Temple Bar era semplicemente un posto, un luogo, non una leggenda. La zona appunto di... Temple Bar.

Adesso Temple è solo un palcoscenico più o meno sfavillante per turisti in cerca di atmosfera da artista a buon mercato.

Bisogna precisare una cosa: il Temple Bar come lo vediamo oggi, è nato verso il 1991 con il Temple Bar act della municipalità di Dublino. In termini pratici con i cospicui finanziamenti del comune, che a sua volta li ha spillati allo stato che a sua volta li ha avuti dalla CEE (uffa! che giro per spiegare che un po' di soldini per rifare Temple Bar, sono anche arrivati dall'Italia), si è un poco alla volta tirato giù buona parte del vecchio quartiere per ricostruirlo ex novo.

Come curiosità posso citare che negli anni '70 si era pensato di radere al suolo il quartiere per farci un bel deposito di autobus...

A fine anni '80 il quartiere era molto degradato, ma vivo realmente, non di plastica come ora. Casette fatiscenti, un bel manipolo di abitanti molto ma molto coloriti nei loro costumi, dei teatrini dal pavimento "elastico" che talvolta crollavano con attori inclusi (scartabellate tra le annate dell'Irish Times e vedrete quanti attori feriti in crolli di pavimenti...) e poche altre cose.
Insomma riassunto breve: alla fine degli '80 Temple bar era piccolo, male illuminato, puzzolente di pipì umana, disseminato di cocci di bottiglie rotte. Bella roba eh? Interessante sì, ma romanticismi faciloni a parte, faceva un pochettino schifo...

Anche i locali erano pochini.

L'omonimo pub, che era SOLAMENTE un PUB non un mezzo ristorante per "turisti di bocca buona" come ora, il Norsemen, il the auld Dubliner e pochi altri di cui mi sfugge il nome. Per mangiare c'era solo il Bad ass cafè, (un po' decentrato, ma aggregato a furor di popolo), con le sue immonde pizze composte al 70% di cipolle concentrate (in Bulgaria ne ho mangiate di meglio).
Poi i c'erano i famosi studi di registrazione, di cui non aggiungo nulla, visto che se ne parla anche troppo e i teatrini di cui ho accennato prima.

Tutto qui.

Se non fosse stato per gli U2 e qualche altro gruppo, Temple bar forse non "esplodeva", sarebbe rimasto un simpatico quartiere per artisti, ma nulla più.
Una delle cose belle di Temple Bar erano (in parte ancora sono) i teatrini e le sale prova delle varie accademie teatrali e pseudo tali. E su uno di questi vi racconterò un aneddoto.

Credo che fosse il mese di Maggio 1987 quando Dave Collins, un mio amico attore mi telefona e mi invita alle prove del suo nuovo spettacolo, Arlecchino servitore di due padroni che in giugno sarebbe andato in scena credo a Cork.
Logicamente le prove si sarebbero tenute ad un indirizzo di Temple Bar.
Allora, il mattino fatidico (fortunatamente un sabato, niente lavoro!!) con una mia amica ci presentiamo all'indirizzo indicatoci da Dave. Il posto è una stamberga ragnatelosa al terzo piano di un decrepito palazzetto che certamente aveva visto tempi migliori. Il pavimento oscillava di circa 15 centimetri.
Dave ci accoglie calorosamente, lui sarà Arlecchino e questa è una parte importante per uno come lui, all'epoca un attore ad inizio carriera. Ci avvisa Dave: attenzione al regista, morde. Il regista era un tizio Polacco di cui ho dimenticato l'impronunciabile nome, vestito tutto di nero (con fazzolettino fucsia da "artista" al collo) neanche fosse un beccamorto. Il polacco ci avvisa: siete i benvenuti ma non osate fiatare altrimenti mi distraete gli attori... Qui si lavora, aggiunge torvo.
L'azione si svolge tra il pubblico, alla maniera della commedia dell'arte, niente palco e il pubblico siamo noi. Il pavimento oscilla ad ogni salto di Dave che è un Arlecchino dinamico oltre il pensabile. Il pavimento (di legno) oscilla, oscilla... siamo preoccupati ma non osiamo fiatare temendo l'ira funesta del direttore Polacco.
Comunque è bello assistere alle prove, vedere gli attori ripetere mille volte una battuta ostica, osservare le fisime da primadonna del regista... alle 12.30 pausa lunch.

Al momento del rompete le righe ci alziamo e (ingenuamente) applaudiamo gli attori. L'avessimo mai fatto... (applaudire alle prove porta jella nel superstizioso mondo dello spettacolo). Il Polacco ci butta fuori di corsa. Proviamo a giustificarci ma nulla, l'energumeno ci spinge fuori delle scale, anzi spingendoci fuori il pianerottolo smonta e demolisce la ringhiera del terzo piano e non contento di questo, continua ad inseguirci brandendo un pomello in legno fino al primo piano, quando in mezzo ad insulti in polacco e inglese ci abbandona al nostro destino.
Con la mia amica ci guardiamo in faccia e ci accorgiamo di averla fatta grossa. Ci dispiace per Dave. Appena ci sarà occasione ci scuseremo con lui...

Comunque è ora di pranzo e il Bad ass cafè è vicino; decidiamo di andare lì per mangiarci qualcosetta.

Neanche il tempo di sederci ad un tavolo che vediamo il regista Polacco entrare con gli occhi fuori dalle orbite. Cerca noi è evidente. L'uomo inizia a gridare contro di noi, tutta la sala si gira... anche Seelva raji il primo Srilankese emigrato in tutta l'Irlanda, cameriere del turno mattutino si gira a guardare.
L'uomo è minaccioso, forse ci vuole picchiare, ma nessuno lo capisce: grida in polacco. Abbandoniamo il Bad ass e ci dirigiamo fuori. Il polacco sembra rimanere dentro, forse avrà fame. Aspettiamo un poco fuori e lo vediamo sedersi ed ordinare qualcosa. Allora cambiamo aria. Scegliamo il Norsemen, qualche toast l'avrà pure. Al Norsemen tutto ok, due toast e due stout placano la fame e la lettura dell'Irish Times fa dimenticare il polacco inferocito. Alle 14 colpo di scena: mentre pago le nostre consumazioni, chi ti entra?
Lui, il nostro artista maledetto. Non appena ci vede strabuzza gli occhi e con calma grida: "Get out from Temple bar. I repeat: get out from Temple Bar..."

Indovinate poi cosa abbiamo fatto...


Testo redatto da Fabio Riccio
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